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HighLevel: le campagne Google Demand Gen arrivano nella Template Library

Da Ad Manager è ora possibile trasformare una campagna Google Demand Gen esistente in un template in bozza, da rivedere e pubblicare per il riuso futuro.

A cura della redazione di HighLevel ItaliaAggiornato il Metodo editoriale
Fonte primaria consultata
HighLevel: le campagne Google Demand Gen arrivano nella Template Library

TL;DR: HighLevel estende la Template Library alle campagne Google Demand Gen. Dall’area Ad Manager, una campagna Demand Gen esistente può essere caricata nella libreria tramite il menu con i tre puntini, salvata inizialmente come template in bozza e poi sottoposta a revisione, modifica e pubblicazione. L’obiettivo dichiarato è rendere riutilizzabili configurazioni di campagne già esistenti, ridurre attività ripetitive e favorire la standardizzazione tra più location. La fonte ufficiale non dettaglia quali singoli elementi della campagna vengano inclusi nel template, né le eventuali condizioni tecniche di compatibilità: prima di adottare il flusso su larga scala è quindi opportuno controllare il contenuto della bozza e la sua idoneità al contesto di destinazione.

In sintesi

HighLevel ha annunciato il supporto al caricamento delle campagne Google Demand Gen nella Template Library. La novità riguarda il flusso disponibile in Ad Manager e consente di convertire una campagna Demand Gen già presente in un modello riutilizzabile.

Secondo il changelog ufficiale di HighLevel, l’upload avviene dal menu ellissi a livello di campagna. Il contenuto caricato non viene pubblicato immediatamente come template disponibile per il riuso: viene invece creato prima come Draft, cioè come bozza. A quel punto può essere rivisto, modificato e pubblicato quando ritenuto pronto.

Si tratta di un’estensione mirata del workflow Template Library già esistente: la release aggiunge in modo specifico il supporto al caricamento per Google Demand Gen e, stando alle note pubblicate, non modifica gli altri processi già previsti dalla libreria dei template. Per agenzie, consulenti e team che gestiscono più account o location con strutture pubblicitarie simili, il vantaggio potenziale è evitare di ricostruire ogni volta da zero lo stesso impianto di campagna.

La data indicata nella fonte ufficiale è il 18 agosto 2026. Nomi delle voci, collocazione dei comandi e disponibilità effettiva delle funzioni possono cambiare dopo tale data, anche in base agli aggiornamenti di HighLevel e alle configurazioni dell’account.

Cosa cambia per Google Demand Gen in HighLevel

Prima di questa comunicazione, la Template Library era già un punto di riferimento per centralizzare e riutilizzare asset e configurazioni supportate dalla piattaforma. HighLevel aggiunge ora un percorso esplicito per partire da una campagna Google Demand Gen esistente e caricarla nella libreria.

Il cambiamento non consiste nella creazione automatica di una nuova campagna né nella pubblicazione diretta di un modello pronto all’uso. La fonte descrive una sequenza più prudente: si individua la campagna, la si carica nella Template Library, le si attribuiscono nome e categoria e il sistema la salva in stato di bozza. Il template può quindi essere esaminato e, se necessario, aggiornato prima della pubblicazione.

Questo passaggio intermedio è rilevante sul piano operativo. Un template, per essere davvero riusabile, dovrebbe avere una denominazione riconoscibile, una categoria coerente e contenuti verificati rispetto agli obiettivi per cui verrà adottato. HighLevel indica il riuso delle configurazioni Demand Gen già sperimentate come finalità della funzione, ma non afferma che una campagna caricata sia automaticamente adatta a tutte le sedi, a tutti i brand o a ogni scenario pubblicitario.

L’aggiornamento si inserisce nella direzione di una maggiore modularità del lavoro in piattaforma. Sul tema più ampio dei modelli disponibili per diverse aree del prodotto, può essere utile consultare anche il nostro approfondimento su nuovi template per siti, funnel, email, ads e workflow.

A chi può servire

La funzione può essere pertinente soprattutto a chi lavora con campagne ripetibili, strutture operative distribuite o processi di configurazione che tendono a replicarsi.

Per un’agenzia che segue più location, la Template Library può rappresentare un punto di raccolta per impostazioni di campagne Demand Gen che si desidera riapplicare con criterio. Invece di ricostruire manualmente una configurazione a ogni nuova esigenza, il team può partire da un template pubblicato, dopo aver verificato che sia allineato alla singola sede o al singolo cliente.

Per i team marketing interni, l’utilità può consistere nella standardizzazione. Se esistono convenzioni condivise per denominazioni, categorie e struttura delle campagne, il caricamento in libreria può aiutare a rendere tali convenzioni più facili da ritrovare e riutilizzare. Non elimina, però, la necessità di controllo editoriale e strategico su ogni nuova applicazione.

Può interessare anche chi gestisce HighLevel in ottica SaaS o multi-account e vuole mantenere una maggiore coerenza nelle procedure. La fonte parla espressamente di replica dei setup tra location, senza specificare ulteriori modalità, vincoli di accesso o comportamenti per ogni tipo di account. Per questo è preferibile considerare il rilascio come uno strumento di organizzazione e riuso, non come una garanzia di clonazione completa e indistinta in qualunque ambiente.

I benefici indicati dalla fonte

HighLevel associa l’aggiornamento a tre benefici principali: riutilizzare setup Demand Gen già validati, ridurre la configurazione ripetitiva e standardizzare le campagne fra più location.

Il primo beneficio è il riuso. Quando una struttura di campagna è già stata elaborata dal team, trasformarla in template può renderla più semplice da recuperare in seguito. Ciò è diverso dal dichiarare che la campagna produrrà gli stessi risultati in ogni nuova applicazione: la fonte parla di riuso del setup, non di performance garantite.

Il secondo è l’efficienza operativa. Ridurre passaggi manuali ripetuti può alleggerire il lavoro di configurazione, in particolare dove le procedure sono frequenti e simili. Il risparmio effettivo dipenderà comunque dalla complessità della campagna, dal livello di personalizzazione necessario e dal processo interno di approvazione.

Il terzo è la standardizzazione. Template denominati e categorizzati con cura possono rendere più ordinato l’accesso alle configurazioni condivise. In ambienti con più persone o più location, questo può ridurre ambiguità su quale impostazione usare come base. La standardizzazione, tuttavia, non dovrebbe sostituire l’adattamento a mercato, creatività, offerta e obiettivi della singola attività.

I passaggi descritti da HighLevel

La procedura indicata nella comunicazione ufficiale è la seguente:

  1. Accedere ad Ad Manager e poi all’area Campaigns.
  2. Individuare la campagna Google Demand Gen da trasformare in template.
  3. Aprire il menu ellissi, identificato dal simbolo , associato alla campagna.
  4. Selezionare la voce Upload to Template Library.
  5. Inserire il Template Name e la Category.
  6. Caricare la campagna.
  7. Rivedere il template in bozza e pubblicarlo quando è pronto per il riuso.

Questi sono i passaggi espressamente riportati nel changelog. L’interfaccia può evolvere e la fonte non offre ulteriori dettagli sulle schermate, sulle autorizzazioni necessarie, sui campi inclusi nell’upload o su eventuali controlli richiesti prima della pubblicazione. Di conseguenza, non è corretto assumere che ogni elemento di una campagna venga trasferito o che il comportamento sia identico in ogni account.

Limiti e aspetti da controllare

Il limite più importante è quello delle informazioni disponibili. HighLevel conferma l’upload della campagna nella Template Library e la creazione come Draft template, ma non elenca nel changelog quali componenti specifici siano inclusi nel modello. Non vengono descritti, ad esempio, dettagli su asset, impostazioni, associazioni o requisiti che potrebbero incidere sul riuso.

Inoltre, la fonte non presenta questa funzione come un sistema di pubblicazione automatica. La bozza va esaminata e pubblicata. Questo implica che il controllo umano resta parte integrante del processo, soprattutto quando il template dovrà essere adottato in contesti diversi.

Vale anche la pena distinguere fra template e strategia. Un modello può rendere uniforme un’impostazione, ma non stabilisce da solo obiettivi, messaggi, creatività, budget o priorità locali. La comunicazione non promette risultati pubblicitari, né segnala miglioramenti automatici delle prestazioni.

Infine, HighLevel precisa che i workflow esistenti della Template Library restano invariati. La novità è circoscritta all’aggiunta del supporto di upload per Google Demand Gen: non va quindi interpretata come una revisione complessiva del funzionamento della libreria.

Errori da evitare

Il primo errore è pubblicare una bozza senza revisione. Il fatto che il sistema crei un Draft prima della pubblicazione suggerisce un flusso pensato per il controllo: ignorare quel passaggio può portare a mettere in libreria un template con nome, categoria o configurazione non sufficientemente chiari.

Il secondo è usare lo stesso modello in più location senza valutare le differenze operative. HighLevel evidenzia la possibilità di replicare setup tra sedi, ma non dichiara che tutte le campagne possano essere riutilizzate senza adattamenti. Un template dovrebbe essere una base di lavoro controllata, non un sostituto della verifica.

Il terzo è attribuire alla funzione capacità non documentate. La fonte non specifica cosa venga esportato nella bozza né come il template si comporti in ogni possibile scenario. Evitare supposizioni su contenuti inclusi, permessi, compatibilità e risultati aiuta a prevenire aspettative errate.

Il quarto è confondere questa novità con modifiche ai flussi già esistenti della Template Library. Il changelog afferma espressamente che tali workflow rimangono invariati. L’aggiornamento estende il supporto alle campagne Google Demand Gen, senza annunciare altri cambiamenti.

Cosa fare ora

Per chi usa già Google Demand Gen in HighLevel, il punto di partenza ragionevole è individuare campagne che possano diventare una base coerente per lavori futuri, quindi verificare il template in stato di bozza prima di renderlo disponibile. Una tassonomia semplice per nomi e categorie può facilitare il recupero dei modelli nel tempo, ma la scelta della struttura dipende dall’organizzazione del singolo team.

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Domande frequenti

Che cosa aggiunge HighLevel alle campagne Google Demand Gen?

HighLevel aggiunge la possibilità di caricare una campagna Google Demand Gen esistente nella Template Library da Ad Manager, così da convertirla in un template riutilizzabile.

Il template Google Demand Gen viene pubblicato subito?

No. Secondo la fonte ufficiale, le campagne caricate vengono create inizialmente come template in bozza. Possono essere riviste, modificate e pubblicate in seguito.

Dove si avvia l’upload nella Template Library?

La procedura indicata parte da Ad Manager > Campaigns. Dopo aver individuato la campagna Google Demand Gen, si apre il menu con i tre puntini e si seleziona “Upload to Template Library”.

Quali dati della campagna vengono inclusi nel template?

Il changelog non elenca i singoli elementi inclusi nell’upload. È quindi opportuno verificare il template in bozza prima della pubblicazione e del riuso.

La funzione garantisce gli stessi risultati in tutte le location?

No. La fonte indica il riuso dei setup e la standardizzazione tra location, ma non promette risultati pubblicitari o prestazioni equivalenti in contesti diversi.

Cambiano gli altri workflow della Template Library?

No. HighLevel segnala che i workflow esistenti della Template Library restano invariati; la release aggiunge il supporto di upload per Google Demand Gen.

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