HighLevel aggiunge immagini di riferimento all’azione AI Image Generation nei workflow
L’azione AI Image Generation di HighLevel ora può ricevere fino a cinque immagini di riferimento. Nei workflow, contesto visivo, soggetto e asset del brand possono essere associati al prompt anche tramite URL dinamici.

TL;DR: HighLevel ha aggiornato l’azione AI Image Generation nei workflow: ora accetta fino a cinque immagini di riferimento insieme al prompt. Le immagini possono provenire da upload, Media Library o URL, inclusi URL dinamici alimentati da webhook, campi contatto o azioni precedenti. Il cambiamento consente di usare contesto visivo, soggetti e loghi come input espliciti, riducendo la dipendenza da descrizioni testuali. La qualità del risultato resta legata al prompt, alle immagini fornite e al caso d’uso.
In sintesi
HighLevel amplia la generazione di immagini AI automatizzata con il supporto alle reference images, ovvero immagini usate come contesto visivo nell’azione AI Image Generation di un workflow. In una singola azione si possono allegare fino a cinque file e richiamarli nel prompt secondo l’ordine in cui sono stati inseriti.
In pratica, un workflow GoHighLevel può ora combinare indicazioni testuali e materiali visivi: per esempio, una fotografia di ambiente, il ritratto di un soggetto e un logo. Secondo il changelog ufficiale, questo permette di mostrare al modello gli elementi da considerare invece di tentare di descriverli esclusivamente a parole.
La novità è particolarmente pertinente per agenzie, team marketing e aziende che usano HighLevel per automatizzare la produzione di creatività contestuali, campagne personalizzate o asset collegati ai dati già disponibili nel CRM. Il punto distintivo è il supporto agli URL dinamici: la stessa azione può ricevere una diversa immagine di riferimento in base al contatto o ai dati elaborati dal workflow.
La fonte è il changelog ufficiale HighLevel, Add Reference Images in AI Image Generation Action, datato 10 settembre 2026. Denominazioni, posizionamento nell’interfaccia e disponibilità della funzione possono cambiare dopo questa data di verifica.
Che cosa cambia nell’azione AI Image Generation di HighLevel?
L’azione può ricevere fino a cinque immagini come contesto visivo, ordinate e citabili nel prompt. Prima di questo aggiornamento, la generazione doveva basarsi sul testo e sugli input già previsti dall’azione; ora il workflow può passare al modello anche riferimenti grafici specifici.
La documentazione ufficiale indica tre modalità per aggiungere ogni immagine:
- caricamento dal sistema dell’utente;
- selezione dalla Media Library;
- inserimento di un URL.
L’URL non è soltanto un valore fisso. HighLevel dichiara il supporto ai valori personalizzati, perciò la sorgente può derivare, ad esempio, dal payload di un webhook, da un campo contatto oppure dall’output di un’azione precedente. Questo è l’elemento operativo più rilevante per i workflow: un’unica configurazione può usare un riferimento differente per ogni record che la attraversa.
Le immagini vengono inoltrate al modello nell’ordine di aggiunta. Il prompt può quindi assegnare una funzione a ciascun elemento usando la posizione: prima immagine per l’ambientazione, seconda per il soggetto, terza per il logo e così via. L’ordinamento non è un dettaglio editoriale: se prompt e sequenza non coincidono, il modello potrebbe associare il riferimento al ruolo sbagliato.
Questa evoluzione si inserisce nel percorso con cui HighLevel porta la generazione visuale dentro le automazioni. Per il funzionamento generale dell’azione e degli output nei workflow, può essere utile leggere anche HighLevel introduce la generazione di immagini AI nei workflow con URL pubblico e output dinamici.
A chi serve l’uso di immagini di riferimento nei workflow?
La funzione serve a chi deve creare immagini contestuali senza ricostruire manualmente ogni brief creativo. Può interessare soprattutto agenzie che gestiscono più clienti, attività locali, e-commerce, brand con asset approvati e team che personalizzano comunicazioni o materiali promozionali tramite CRM.
Un’agenzia può predisporre un workflow che genera creatività con l’identità visiva di ciascun sub-account, usando il logo o immagini prodotto disponibili nei relativi record. Un’azienda nel settore hospitality può passare una foto della struttura come riferimento di ambientazione. Un’attività con schede contatto arricchite può collegare una foto o un URL ricevuto via webhook a una creatività destinata a quel singolo contatto.
Il collegamento tra HighLevel, lo strumento e il risultato operativo è quindi chiaro: il workflow raccoglie o riceve dati; l’azione AI Image Generation riceve prompt e riferimenti; l’immagine generata può variare in funzione del contesto associato al record. Non significa che ogni output sia automaticamente pronto per una campagna: significa che l’automazione dispone di input visivi più precisi rispetto al solo testo.
Per gli scenari basati su dati variabili, è utile considerare anche l’aggiornamento sui Dynamic Value Chips e la distinzione tra valori mancanti e inesistenti. Se un URL dinamico non viene risolto come previsto, la corretta gestione dei dati a monte resta essenziale.
Quali benefici pratici porta rispetto a un prompt solo testuale?
Il vantaggio è una maggiore specificità degli input, non una garanzia di fedeltà assoluta dell’output. Il changelog evidenzia che elementi quali un volto, una stanza o un logo esatto sono difficili da rendere affidabili con una semplice descrizione. Un riferimento visivo consente invece di fornire direttamente il materiale che deve guidare la composizione.
Tra i benefici dichiarati o direttamente deducibili dalla funzione rientrano:
- separare nel brief visivo ambientazione, soggetto e branding;
- mantenere gli asset di marca come input concreti anziché descrizioni approssimative;
- ridurre il lavoro di duplicazione di workflow quando cambia l’immagine per contatto;
- usare materiali già raccolti dal CRM, da webhook o da step precedenti;
- rendere più comprensibile il prompt grazie ai riferimenti posizionali.
L’ultimo punto merita attenzione. Un prompt che dice “usa il soggetto della seconda immagine nella location della prima e inserisci il logo della terza” comunica una relazione esplicita tra i file. In un flusso operativo ripetibile, questa struttura può essere più gestibile di prompt molto lunghi che cercano di definire a parole ogni caratteristica dell’immagine desiderata.
HighLevel propone nel proprio esempio una scena lifestyle: una terrazza sul mare come prima immagine, il ritratto di una modella come seconda e un logo come terza. Il prompt assegna a ogni riferimento un compito. La fonte riporta che l’output colloca il soggetto nel contesto indicato e rende il logo nell’angolo inferiore destro. È un esempio del produttore, non una promessa di risultato identico per qualsiasi combinazione di immagini, modello o prompt.
Come si aggiungono le immagini di riferimento secondo la documentazione?
La fonte indica di configurare i riferimenti direttamente nella sezione “Reference images” dell’azione. La procedura descritta ufficialmente è la seguente:
- aprire l’azione AI Image Generation nel workflow;
- scrivere il prompt come di consueto;
- scorrere fino alla sezione Reference images, posizionata sotto i template secondo il changelog;
- scegliere la sorgente: caricamento dal sistema, Media Library oppure URL;
- aggiungere le immagini necessarie, fino al limite di cinque mostrato dal contatore dell’interfaccia;
- citare nel prompt ogni immagine in base alla sua posizione;
- salvare l’azione.
Questi sono i passaggi comunicati da HighLevel alla data della fonte. Non vanno interpretati come conferma della posizione permanente di menu, etichette o controlli: l’interfaccia può essere modificata nel tempo.
Nella progettazione di un workflow, conviene definire prima il ruolo di ogni input. Per esempio: riferimento 1 per lo sfondo, 2 per il prodotto, 3 per il logo. Solo dopo è opportuno redigere il prompt, mantenendo la stessa numerazione. Questa disciplina rende più semplice controllare configurazione, manutenzione e passaggio di consegne tra membri del team.
In che modo gli URL dinamici abilitano immagini personalizzate?
Un URL dinamico consente alla stessa azione di recuperare un riferimento differente in base ai dati disponibili nel workflow. HighLevel cita espressamente tre possibili origini: payload di webhook, campo contatto e azione precedente.
Un caso concreto può essere un flusso che riceve da un modulo o da un sistema esterno l’URL di una foto. Se quel valore è disponibile nel workflow e viene usato nel campo URL dell’immagine di riferimento, l’azione di generazione può ricevere un file diverso per ogni contatto. Un altro caso riguarda i campi del CRM: immagini di prodotto, logo della sede o foto associate al record possono diventare parte del contesto della creatività.
Ciò non implica che HighLevel validi automaticamente qualità, pertinenza, autorizzazioni d’uso o raggiungibilità del file esterno. Prima di automatizzare su larga scala è prudente verificare che gli URL restituiscano effettivamente l’immagine prevista, che i valori dinamici siano valorizzati e che gli asset siano utilizzabili per lo scopo desiderato.
Quando il workflow deve anche interpretare immagini ospitate pubblicamente prima della fase creativa, è pertinente conoscere AI Analyze Image nei workflow di HighLevel. Le due azioni rispondono però a esigenze diverse: AI Analyze Image analizza un’immagine, mentre AI Image Generation crea un nuovo output usando prompt e, ora, immagini di riferimento.
Quali limiti ed errori conviene evitare?
Il supporto alle reference images migliora gli input, ma non sostituisce revisione, governance del brand e controllo dei dati. La fonte conferma un massimo di cinque immagini per azione e la loro trasmissione in ordine; non fornisce invece promesse su precisione assoluta, coerenza tra generazioni, formati supportati, diritti degli asset o tempi di elaborazione.
Gli errori più comuni da evitare sono:
- superare o pianificare oltre il limite di cinque riferimenti;
- citare nel prompt una posizione diversa da quella reale dei file;
- usare immagini ambigue senza spiegare il ruolo di ciascuna;
- affidarsi a URL dinamici senza gestire campi vuoti, URL non accessibili o dati inattesi;
- assumere che un logo o un volto siano riprodotti sempre in modo identico all’originale;
- pubblicare automaticamente gli output senza una revisione adeguata al contesto e alle policy del brand;
- usare immagini di persone, prodotti o marchi senza aver verificato i diritti e i consensi necessari.
È inoltre preferibile non confondere il riferimento con un’istruzione completa. L’immagine fornisce contesto, ma il prompt deve ancora specificare composizione, stile richiesto, relazione tra gli elementi e priorità. Se sono presenti più immagini, indicare chiaramente quale debba rappresentare ambiente, soggetto o elemento grafico aiuta a evitare richieste contraddittorie.
FAQ
Quante immagini di riferimento supporta AI Image Generation in HighLevel?
L’azione supporta fino a cinque immagini di riferimento per singola configurazione, secondo il changelog ufficiale.
Da dove si possono aggiungere le reference images?
HighLevel indica tre fonti: upload dal sistema, Media Library e URL.
Posso usare un’immagine diversa per ogni contatto del workflow?
Sì, la fonte dichiara che il campo URL supporta valori personalizzati. Il riferimento può quindi provenire, ad esempio, da un campo contatto, un webhook o un’azione precedente.
L’ordine delle immagini è importante?
Sì. Le immagini sono passate al modello nell’ordine di inserimento; il prompt deve richiamarle in base alla loro posizione.
Le immagini di riferimento garantiscono la riproduzione esatta di logo o volto?
No. La fonte presenta i riferimenti come un modo per fornire contesto visivo più diretto, ma non dichiara una garanzia di riproduzione esatta. È consigliabile rivedere sempre l’output.
Questa funzione sostituisce la scrittura del prompt?
No. Il prompt resta necessario per definire la scena e assegnare un ruolo a ciascuna immagine, ad esempio prima per la location, seconda per il soggetto e terza per il logo.
Per approfondire l’uso operativo di HighLevel nei workflow e valutare un percorso di attivazione, puoi consultare il nostro bonus WhatsApp per GoHighLevel. Ogni implementazione e ogni risultato dipendono comunque da dati disponibili, qualità degli asset, prompt, configurazione del workflow e contesto d’uso.
Domande frequenti
Quante immagini di riferimento supporta AI Image Generation in HighLevel?
Secondo il changelog ufficiale, fino a cinque immagini per singola azione AI Image Generation.
Quali fonti sono disponibili per le immagini di riferimento?
Le immagini possono essere caricate dal sistema, selezionate dalla Media Library oppure indicate tramite URL.
Gli URL delle immagini possono essere dinamici nei workflow HighLevel?
Sì. La fonte indica il supporto ai valori personalizzati: l’URL può arrivare da webhook, campi contatto o azioni precedenti.
Perché l’ordine delle immagini è importante?
HighLevel passa le immagini al modello nell’ordine in cui vengono aggiunte. Il prompt deve quindi riferirsi correttamente alla prima, seconda o terza immagine.
Le reference images garantiscono un logo o un volto identico all’originale?
No. La fonte descrive un contesto visivo più diretto, ma non dichiara garanzie di fedeltà assoluta. Gli output vanno revisionati.
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